Uptime di un server: cos’è, strumenti e ottimizzazione

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Uptime di un server: cos’è e come si controlla

L‘uptime di un server è uno dei parametri più importanti da valutare per comprendere l’affidabilità di un’infrastruttura informatica. Un dato fondamentale da conoscere e monitorare, soprattutto per chi lavora nel mondo digitale e deve garantire ai propri clienti l’accessibilità costante a un’applicazione o al sito web.

Capire di cosa si tratta, come controllarlo, ottimizzarlo e affrontare un eventuale downtime è il primo passo per assicurare ai tuoi clienti un servizio performante, oltre a intervenire tempestivamente in caso di problemi. 

In questo articolo, esamineremo tutte queste tematiche in modo chiaro e semplice perché tu possa comprenderne la rilevanza e prendere le decisioni migliori per la tua azienda.  

Cos’è l’uptime di un server e come si misura

L’uptime coincide con la quantità di tempo in cui un sito web o un servizio online è operativo e accessibile da parte degli utenti, senza interruzioni. Il suo valore non è espresso in ore o minuti, ma in percentuale.

Come si misura? 

Per calcolare l’uptime del server occorre dividere il tempo di attività del sito per il tempo totale di un determinato periodo e moltiplicare per 100. In questo modo, si ottiene il valore percentuale di attività.

Uptime (%)=(Tempo totale osservato/Tempo totale operativo​)×100

Uptime e downtime del server: qual è la differenza? 

Se l’uptime è il periodo in cui il sito o un’app è accessibile, il downtime è l’esatto opposto. Ovvero: equivale al tempo di inattività della piattaforma (cioè la percentuale di tempo in cui è irraggiungibile alle persone). 

Quali sono le cause di un downtime al server?

I periodi di blocco di un sito web o una piattaforma dipendono da molti fattori. Esistono: 

  • Downtime per cause inaspettate. Provocati da errori, guasti al server, interruzioni di corrente, disastri naturali (incendi, inondazioni), limitazioni alle risorse del server per picchi di traffico inaspettati, attacchi hacker.
  • Interruzioni programmate. Pianificate per la manutenzione del server o della piattaforma negli orari di minor flusso per limitare i disservizi. 

Perché è importante monitorare l’uptime di un server? 

Una piattaforma accessibile e funzionante è fondamentale perché:

  • ha un impatto positivo sull’esperienza degli utenti
  • migliora la reputazione del tuo business 
  • mantiene una buona posizione sui motori di ricerca, senza penalizzazioni nelle fasi di ricerca online di prodotti e/o servizi che possono ricondurre al tuo business

Per capire meglio, facciamo un esempio. Se vendi online e hai un e-commerce con un buon traffico sai che un sito web deve essere sempre online e performante. In questo modo, i tuoi clienti possono fare acquisti serenamente e senza intoppi. 

Cosa succede, però, se il sito web non riesce a sopportare un traffico intenso e va in down? 

Uno scenario possibile può essere questo: il sito non è raggiungibile per ore, i clienti non riescono a comprare e scelgono un altro negozio virtuale per fare i loro acquisti. Così facendo si perde il guadagno per le mancate vendite, ma anche la credibilità e la brand reputation possono vacillare. 

Un periodo di inattività – tra blocco produttivo, ripristino del server e perdita dei clienti – può arrivare a costare fino al 35% in più al minuto (Fonte: IBM). 

Monitorare la piattaforma, quindi, consente di capire se il server sta funzionando al meglio, se rispetta le condizioni concordate, oltre a identificare eventuali periodi di arresto e le cause.

Server uptime: gli strumenti di monitoraggio 

Per i business che gestiscono siti web, applicazioni o infrastrutture digitali critiche, una percentuale di web hosting uptime elevata è sinonimo di affidabilità e qualità del servizio. 

Va chiarito subito che seppure il valore dell’uptime tenda idealmente al 100%, questa percentuale è impossibile da raggiungere perché bisogna sempre fare i conti con interruzioni imprevedibili. 

Si può però arrivare a un valore molto vicino al 100% grazie a un’attività di monitoraggio costante da effettuare attraverso appositi di strumenti professionali come: 

  • Uptime Kuma: un self hosted da installare sul server o sul VPS per conoscere in tempo reale il tempo di attività.
  • Uptime Robot: consente di accertare l’uptime di un server, di lanciare test mirati per il controllo e di ricevere delle notifiche in caso di problemi così da intervenire con tempestività.
  • Pingdom: offre un monitoraggio 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 con report dettagliati e analisi delle prestazioni.
  • Nagios: installato sui server aziendali può controllare costantemente le infrastrutture IT complesse, rilevando le anomalie.

Le funzionalità essenziali che devono avere gli strumenti di monitoraggio

Gli strumenti di monitoraggio sono fondamentali per identificare una minaccia o risolverla in tempi rapidi. Nella scelta dello strumento migliore, l’esperto IT valuterà che il tool offra

  • dashboard centralizzata, per visualizzare tutte le metriche offrendo un controllo costante dello stato del server;
  • notifiche in tempo reale, con avvisi e allarmi in caso di problemi;
  • report e analisi dati, relativi all’uptime e alle cause del downtime.

Configurazione e implementazione del monitoraggio

Una volta scelto il tool più adatto alle proprie esigenze occorre configurarlo adeguatamente in base alle reali necessità. Non possono mancare:

1. Avvisi e allarmi in caso di downtime

L’invio di notifiche immediate in caso di problemi e anomalie consente di ridurre i tempi di inattività. Il tecnico, infatti, ricevuta l’allerta potrà intervenire tempestivamente per limitare i danni e ripristinare il sistema. Si possono attivare avvisi via e-mail, SMS su app mobile e definire le soglie critiche (per esempio, l’allerta può scattare se il downtime supera il minuto). 

2. Analisi dei dati di uptime

Una reportistica affidabile e puntuale consente allo specialista IT di identificare i problemi ricorrenti e trovare soluzioni per prevenirli. Un esempio? Pianificare degli interventi di manutenzione programmata.

3. Ottimizzazione delle prestazioni 

Una volta analizzati i dati, è possibile implementare alcuni miglioramenti tra cui: 

  • ridondanza del server, aggiungendo backup o server secondari per garantire la continuità del servizio;
  • aggiornamenti periodici di software e hardware;
  • distribuzione del carico, per ridurre i rischi di sovraccarico; 
  • aumento della RAM a disposizione o modifica dei DNS.

Best practice per aumentare il valore dell’uptime di un server

Perché l’uptime del server raggiunga soglie vicine al 100% si possono adottare alcune buone pratiche. Ecco le principali: 

  • Manutenzione regolare. Pianificare interventi di manutenzione ordinaria può essere utile per rilevare potenziali problemi in anticipo, evitando guasti e rallentamenti al sistema.
  • Load balancing. La distribuzione strategica del traffico di rete su più server può evitare i cosiddetti “colli di bottiglia” per i sovraccarichi. Allo stesso modo, anche la scelta di un server adatto alle proprie esigenze può ridurre i downtime. 
  • Hardware di alta qualità. Affidarsi a sistemi performanti può ridurre il rischio di guasti fisici e, quindi, di blocchi improvvisi della piattaforma. 
  • Server ridondanti. Creare dei sistemi ridondanti, come dei server di backup, può essere utile per far funzionare il sito web o l’applicazione anche in caso di guasto o attacco hacker del server primario.
  • Monitoraggio continuo e test periodici. Per prevenire alcuni problemi e agire tempestivamente in caso di guasto è indispensabile appoggiarsi a tecnici specializzati. La copertura deve essere completa, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, e comprendere il lancio di test specifici per valutare la reattività del sistema in presenza di downtime.
  • Verifica delle tempistiche SLA (Service Level Agreement) offerte dai fornitori. Un’analisi del server consente di accertarsi se il provider rispetta i livelli di uptime garantiti, assicurando la continuità dei servizi. 
  • Piano di disaster recovery. Il ripristino immediato dei dati può ridurre al minimo i tempi di inattività in situazioni impreviste.

Tutte queste azioni miglioreranno la disponibilità continua dei servizi, ridurranno al minimo i tempi di inattività e miglioreranno l’affidabilità complessiva dell’infrastruttura. 

Perché abbiano successo e l’uptime del server raggiunga il massimo livello, l’ideale è affidarsi a un esperto

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